Archive for Marzo 2008

Sono Online le 10 domande di IE al Partito Democratico


Add comment Marzo 31, 2008

Indice dello studio “Edilizia popolare eco-sostenibile”

Ho provato a materializzare un indice per la nostra ricerca (trovate il link in fondo a questo post). Ovviamente è molto embrionale e discutibile, per questo mi aspetto i vostri commenti ed osservazioni. Siate spietati ma costruttivi!

Una volta che avremo articolato l’indice nei punti e sotto-punti, potremo dividere gli argomenti tra i partecipanti al gruppo, a seconda della specializzazione e degli interessi di ciascuno. Questo ci permetterà anche di darci degli obiettivi in termini di tempo e di pianificare i rilasci del documento.

Spero che condividiate l’impostazione che sto provando a dare al nostro lavoro: è un tentativo di risposta alle sollecitazioni che da parte di molti sono arrivate sul darci un “metodo di lavoro”.

Nella scaletta del documento troverete un’idea nuova che ho pensato di inserire: la gestione autonoma dell’approvvigionamento, produzione e distribuzione dell’energia.
Il nuovo quartiere di case popolari avrà una centrale a cogenerazione, pannelli fotovoltaici, riscaldamento centralizzato. Si potrebbe creare una “mini-utility”, per esempio gestita dal comune (magari tramite una municipalizzata), che si occupi di gestire l’approvvigionamento, produzione e distribuzione di energia per il quartiere, in modo che gli inquilini abbiano il controllo dei consumi e possano magari cedere energia al resto della città se sono bravi a risparmiare. Con la contabilizzazione individuale dei consumi è poi facile ribaltare il risparmio sulla singola bolletta.
Ulteriore scenario evolutivo: le varie “mini-utilities” si possono consorziare in gruppi d’acquisto (e produzione) e fare trading direttamente sul mercato, acquistando e vendendo energia “verde”.

Che ne dite?

Aspetto i vostri commenti!

Alberto

Indice dello studio del gruppo “Energia”


2 comments Marzo 29, 2008

Terra FUTURA 2008

TERRA FUTURA 2008

23 al 25 Maggio a Firenze, Fortezza da Basso

“COSTRUIRE ALLEANZE PER UNA TERRA FUTURA”

quinta edizione della mostra convegno internazionale delle buone pratiche

di sostenibilità ambientale, economica e sociale

Padova, 12 marzo 2008 – Salvaguardia del pianeta terra, sviluppo umano e beni comuni come sempre al centro di Terra Futura, la mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, che si svolgerà alla Fortezza da Basso (Firenze), dal 23 al 25 maggio 2008.

Terra Futura torna per la sua quinta edizione, con progetti ed esempi concreti di un vivere diverso che spaziano dalla tutela dell’ambiente alle energie alternative rinnovabili, dall’impegno per la pace alla cooperazione internazionale, dal rispetto dei diritti umani alla finanza etica, al commercio equo…

83.000 i visitatori nel 2007, che ha visto crescere del 25% il trend generale della manifestazione, con 500 aree espositive, oltre 4.000 enti rappresentati, 190 appuntamenti culturali fra convegni, dibattiti e workshop con 1.000 relatori coinvolti e ancora 100 momenti di animazione e laboratori di “buone pratiche”.

Nell’ampia rassegna espositiva, anche quest’anno presenti associazioni e realtà del non profit, imprese eticamente orientate, enti locali e istituzioni, a testimoniare come comportarsi in modo “alternativo” sia possibile in ogni ambito dell’abitare, del produrre, del coltivare, dell’agire, del governare. Ricco anche il programma culturale, che vedrà intervenire a Firenze numerosi esperti e testimoni provenienti dal mondo della politica, dell’economia e della ricerca scientifica, dal terzo settore, dalla cultura e dallo spettacolo.

È una riflessione profonda quella che ispira Terra Futura 2008: se è vero che l’emergenza clima, la crisi della biodiversità e la crescente scarsità della risorsa idrica preoccupano un sempre crescente numero di persone - così come il progressivo aggravarsi nel mondo di squilibri e disuguaglianze, ormai riconosciuto da tutti - è altrettanto vero che manca una strategia comune in grado di affrontare le enormi sfide poste da questi problemi. Mentre sul piano teorico è ampia la consapevolezza che le questioni sociali, ambientali ed economiche sono assolutamente inscindibili le une dalle altre, quando si passa all’azione, infatti, prevalgono ancora i particolarismi.

Alla luce di queste considerazioni Terra Futura 2008 - promossa e organizzata da Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus per conto del sistema Banca Etica (Banca Etica, Consorzio Etimos, Etica SGR, Rivista ”Valori”) e Adescoop-Agenzia dell’Economia Sociale s.c., e realizzata in partnership con Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete, Legambiente – sceglie come tema centrale quello delle Alleanze.

Se aria, acqua, terra, ma anche lavoro, pace, cultura e informazione sono ormai indicati come beni comuni, i mondi dell’economia, della politica e della società civile rimangono lontani dall’adozione di un piano condiviso che riunisca sulla stessa piattaforma di diritti tutti gli abitanti della terra e renda concreto l’impegno per la sostenibilità economica, ambientale e sociale del pianeta. Nessuno può farcela da solo: oggi è necessario porre il tema delle politiche strategiche e di lunga portata dei governi e delle imprese, perché solo un’alleanza trasversale e duratura fra le varie componenti della società può portare a risultati significativi.

La riflessione alla Fortezza da Basso si concentrerà ancora una volta sulla necessità di prassi quotidiane guidate da un’ottica di condivisione di bisogni e risorse. «Esistono già esempi di alleanze: il commercio equo inizia ad interessare le grandi imprese, e sul versante dei cambiamenti climatici una rete mondiale informale (fatta di scienziati, istituzioni internazionali, governi locali, imprese) punta da anni all’ecoefficienza - dice Ugo Biggeri, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica - e ancora, molti cittadini si interrogano sui consumi e sull’uso dell’energia. I risultati si vedono: le buone pratiche, per esempio nella bioedilizia, si diffondono rapidamente assieme alla consapevolezza sui problemi. Oggi - continua Biggeri - si dovrebbero rendere queste alleanze più esplicite ed efficaci, traducendole in richieste politiche che indirizzino più velocemente verso i cambiamenti necessari, disincentivando economicamente i comportamenti insostenibili».

Terra Futura 2008 è realizzata in collaborazione con Regione Toscana, Provincia di Firenze, Comune di Firenze, Firenze Fiera SpA, e numerose altre realtà nazionali e internazionali.

www.terrafutura.it

 Premio Architettura

Terra FUTURA 2008


Add comment Marzo 28, 2008

Financial System and Climate Change challenge.

  March 2008  Can The Existing Financial System Deliver The Necessary Change?Global risk responses are driven by people’s perceptions. So why not have a risk column on Climate Change? Yet there is a suspicion that one of our most important problems is how we decide the importance of problems, i.e. how our financial system makes investment decisions. But, to quote Jared Diamond, “The single most important problem [facing the world today] is our misguided focus on identifying the single most important problem!” [Diamond, 2005, page 498]Adrian Berendt pointed out to me that, in Operational Risk, there is a focus on the known and the known-unknown (those matters that we can comprehend and do something about), at the expense of the unknown-unknown. This may be why businesses focus more on disaster recovery from infrastructure disruption rather than climate change, even if the latter were a larger risk.  Events may be viewed as serious if they knocks out our single building, but (perversely) less serious if they knock out a whole city. The reasoning might be - “If there is a catastrophe, our customers will understand that we can’t service them, whereas, if we’ve had a computer glitch, they’ll go to our competitors”. On global risks, “If the catastrophe is so great that all competitors are affected, nothing we do will make a difference.”In a previous column I said: “Our greatest economic minds and policy makers seem unable to persuade us to re-order our priorities for the world based on rational analysis of costs and benefits.  Shouldn’t we be concerned about the world – are we making the wrong choices? Shouldn’t the leading global economists and policy makers be concerned – are they irrelevant? And if they are irrelevant, aren’t we too?” [Mainelli, 2006] I highlighted both the fascinating application of cost/benefit analysis to global problems and the vitriolic reception the Copenhagen Consensus received from environmentalists when preventing climate change was given much lower cost/benefit ratings than preventing malaria.There is no denying that we have difficulties applying financial analysis to global problems. The analytical issues range from the heterogeneity of problems, to measurement of GDP, measurement of quality of life or taxation. Many critics focus on concerns about the application of typical discount rates to long-term global issues. The recent Stern Review on the Economics of Climate Change, found it necessary both to explain the ethical ramifications of discount rates when assessing climate change economics and to apply a discount rate significantly below those found in typical financial analyses. The importance of discount rates warranted a technical annex – “Chapter 2 Technical Annex: Ethical Frameworks and Intertemporal Equity” [http://www.hm-treasury.gov.uk/media/8A3/83/Chapter_2_A_-_Technical_Annex.pdf] that is well worth reading for an introduction to the complexity of setting a discount rate.  Stern’s approach has serious critics. For a start see William Nordhaus’, Sterling Professor of Economics at Yale, criticisms, piece of 17 November 2006 - http://www.econ.yale.edu/~nordhaus/homepage/SternReviewD2.pdf.The application of discount rates is a very rich area for discussion [one interesting blog on environmental issues maintained by Tim Haab and John Whitehead - http://www.env-econ.net/2006/11/nordhaus_on_the.html - points out a reductio ad absurdum argument, “an extra glass of wine for Alexander the Great matters more than all today’s capital stock”]. One can question whether future generations will ever exist, thus increasing the discount rate; whether we know all courses of action today, thus implying a zero or even negative discount rate; or whether there are other issues of similar character and importance to climate change (civilisation-destroying asteroids or avian flu), thus implying we shouldn’t lightly alter the analytical discount rate from the norm or we can’t compare anything – or that discount rates are a waste of time in these analyses.If a single analytical technique leads to such problems, what amount the totality of financial analysis? Perhaps we should question whether the current system can deliver climate change prevention at all. While there are signs of increasing interest in alternative energy, perhaps even an alternative energy bubble forming similarly to the internet bubble, it is fair to say that current investment decisions will not affect climate change projections markedly. The current economic system hasn’t geared up to climate change. I contend that this is because, as yet, the numbers don’t add up for investment purposes.Out Of The Analytical Muck To The Greater System BeyondClimate change prevention should amount to the biggest societal and infrastructure change humankind has ever seen. We will have to change, at the very least, the organisation of our energy networks, our transportation and our management of emissions. We will have to change our economies on a global scale, perhaps emitting more carbon in the temperate zones to keep warm while sequestering it elsewhere. We will have to enforce carbon emission property rights – who will send in the gunboats to shut down an offshore oil-burning facility with a 300 metre high sign, “all tankers welcome, we just export electricity”?We need to look up from the technical muck of discount rates to the wider systems within which these climate change prevention decisions are applied. We haven’t defined capitalism properly. Variety within capitalist systems is great. We have countries with over 50% of GDP taken by tax, others with as little as 15%. Some capitalist societies nationalised health or transport or telecoms or energy or broadcasting, others not. While communists may believe solely in the visible hand, social democrats make sure the visible hand stays in sight at all times as they try to remedy what they see as the inevitable market failures inherent in the system. In contrast, an overly-pure Chicago School disciple believes that, as the market always provides what is best, then this is the best of all possible worlds, except where freer markets would make it a better world. So, even if Fukuyama’s thesis is correct, that liberal democracy and capitalism are the end of the road, the new challenge is to decide within liberal democracy and capitalism what is best done by the ‘state’ and what is best done by the ‘market’. There isn’t a single global financial system for the global problem of climate change.The biggest missing link between climate change and capitalism is credible carbon emission rights. It has long been recognised that emissions trading rights (‘cap and trade’ in the jargon) have great potential. These emission trading rights create a property right for people to emit greenhouse gases (frequently expressed in terms of carbon dioxide equivalence for all greenhouse gasses). Obviously, the global nature of climate change is a challenge to establishing these rights, but not an insurmountable one. Uncertainty about the level at which emission rights will start to take effect, to ‘bite’, impairs large-scale investment at present. There are investors who are leading the way, but on faith rather than financial analysis. To get big, mainstream investment to follow, the numbers must add up. There has to be clarity and credibility on the likely level of carbon emissions, from which flow estimates of their future value and thus projections of the value of investments in climate change prevention. In turn though, setting the level of carbon emissions is a political decision, and an international one at that. The political decision will involve how people feel, stable economies versus growing economies, rich versus poor, tolerant versus strident, corporate versus NGO, and many other constituencies and divides. People endured the London fogs of the 19th and 20th centuries for a long time…“Cash In, Carbon Out”In 2006 BP and the City of London Corporation announced a “call for participation in The London Accord” to leading investment research houses and economists. The London Accord is a cooperative research programme to assess investment in climate change initiatives. The London Accord is designed to help investors and corporate decision-makers share their thinking and analytical approaches on the best opportunities for investment in climate change mitigation, so that ultimately climate change mitigation will be met through economics. The London Accord partially follows the path blazed by the Copenhagen Consensus, but focuses solely on climate change prevention investments. With an estimated expenditure of £5 million to £7 million for 2007, The London Accord will be the largest research project in the world on the economics of climate change. By focusing on the opportunities for investment in climate change initiatives and providing a rough ordering of cost/benefit in terms of carbon reduction, the project has the potential to influence financial investments made by investment managers of several trillion dollars and investment decisions by major corporations. The tools developed by the project can be used by NGOs, governments and academics, as well as the primary audience of ‘buy-side’ investment managers, creating a common understanding of the effectiveness of investments in initiatives to reduce man-made climate change.A distinguishing feature of The London Accord, particularly when contrasted with the Copenhagen Consensus, is its use of mainstream investment research houses, frequently associated with global investment banks, to assess current investment opportunities in carbon reduction and analyse them in terms of “cash-in, carbon-out”. Deutsche Bank, Morgan Stanley, HSBC, Sarasin, Société Générale, CSFB, ABN and Canaccord Adams have each agreed to contribute at least one research paper, and others are likely to join soon.  Generation IM, Universities Superannuation Scheme, Axa IM, Insight Investment, Henderson and the Institutional Investors Group on Climate Change have already expressed strong interest in using the results.  The results are intended for wide publication in late 2007 via Reuters’ syndication and the City of London Corporation Research Series. The Santa Fe Institute and the London School of Economics are structuring the academic input.The interaction of private decision-making and public policy is likely to be one of the recurring themes in the many research papers. Other themes are likely to include the importance of carbon emission rights, the impact of new technologies, the opportunities for greater efficiencies from existing technologies, the importance of further technological research, the complexity of micro-economic interactions and the potential for new business models.

Right now capitalism is all we have. The influential developing world economist, Hernando de Soto says, “I am not a diehard capitalist. I do not view capitalism as a credo. Much more important to me are freedom, compassion for the poor, respect for the social contract and equal opportunity. But for the moment, to achieve those goals, capitalism is the only game in town. It is the only system we know that provides us with the tools required to create massive surplus value.” [De Soto, 2001, page 242] The results of The London Accord should be of immense interest to anyone who believes that economics and investment is central to preventing climate change.


1 comment Marzo 26, 2008

Nasce la Rivista di Innovatori Europei

ie_logo__.jpgNasce la Rivista Mensile di “Innovatori Europei” ed ecco la NUMERO UNO

Sono passati due anni dalla nascita di questo progetto, che inizia dall’impegno politico di un gruppo di amici a Roma per poi crescere in tutta Italia ed in Europa e diventare, piano piano, un Movimento presente in 40 territori ed un giovane Think Tank .

Dopo questi due anni passati attraverso un processo di “distruzione creativa”, infatti, Innovatori Europei ora vuole dedicarsi principalmente a diventare un innovativo e giovane Think Tank, specializzato sui temi del Sapere e Innovazione, Energia ed Ambiente, Politiche Europee ed Euro-Mediterranee.

Questa rivista, che verrà distribuita in maniera gratuita, in un primo momento in formato digitale, rappresenta il primo passo verso la sistematizzazione della nostra Knowledge Base, e speriamo sia da stimolo per il miglioramento dei nostri lavori.

Il mio augurio è che Innovatori Europei cresca, diventando un punto di incontro in cui discutere, insieme, su quei temi nuovi, che da sempre mi/ci appassionano, e che spero pian piano appassioneranno i cittadini europei del nuovo millennio.

Vi aspettiamo in tanti, per collaborare alla rivista, ai Centri di Competenza, o alla crescita di Innovatori Europei a livello territoriale.

Grazie a tutti quelli che hanno creduto e credono a questo progetto nuovo, e a quelli che ci crederanno.

Londra, Martedì 18 Marzo, 2008 - Massimo Preziuso


Add comment Marzo 18, 2008

L’energia “facile” non esiste

Volevo fare un mio commento sull’intervento precedente.

Nella produzione di energia l’uovo di Colombo non esiste. Sempre una produzione di energia ha un impatto sull’ambiente, persino l’energia solare.

Se ad esempio riempissimo il Sahara di pannelli solari, otterremmo molta energia dal sole, ma andremmo a modificare l’albedo del Sahara, andando ad interagire con il clima.

Le fonti di energia a minore impatto ambientale sono quelle che captano l’energia solare, sia come captazione diretta (pannelli solari), sia come captazione indiretta mediante l’energia eolica.

Le torri eoliche attualmente impiegate comportano una serie di limitazioni paesaggistiche, ma anche di difficoltà a captare l’energia eolica degli alti strati, dato che notoriamente l’energia eolica è maggiore ad alte quote, dove le torri non possono arrivare.

Esistono delle ricerche su dei particolari generatori ad aquilone “kite wind generator”, nati da una società di Chieri (TO): Qualcosa di molto italiano, quindi.

Invito a visitare il sito internet http://www.kitegen.com/index_it.html

Tuttavia anche questa soluzione incontra delle inevitabili difficoltà tecniche.


Add comment Marzo 18, 2008

Edilizia popolare ecosostenibile

Nel programma del Partito Democratico si elencano una serie di iniziative volte ad incentivare il risparmio energetico e l’utilizzo di fonti rinnovabili, come il solare termico, le biomasse, etc.

Più avanti nel Programma si propone il rilancio del mercato delle case in affitto, sviluppando in particolare piani di edilizia residenziale pubblica.

La proposta è quella di creare una forte sinergia tra questi due punti programmatici, facendo in modo che “case popolari” non sia più sinonimo di “bassa qualità”, ma al contrario che rappresentino l’eccellenza nel panorama edilizio, soprattutto per quanto riguarda l’efficienza energetica, con l’utilizzo di tutte le tecnologie disponibili (solare termico e fotovoltaico, geotermia, impianti di riscaldamento e raffrescamento a pavimento, schermatura solare, raccolta acque piovane, impianto idrico sdoppiato, domotica, etc.)

Nell’ambito delle case in affitto è molto difficile incentivare, anche tramite gli sgravi fiscali già disponibili, gli interventi di efficientamento energetico degli edifici. Il motivo è semplice: l’investimento è a carico del proprietario, mentre i benefici si vedono nelle bollette energetiche, quindi sono a favore dell’inquilino.

Ora ciò non può costituire un ostacolo nel caso dell’edilizia pubblica, in cui il proprietario è lo Stato Italiano; al contrario rappresenta una grande opportunità per tutti:

  • Per lo Stato: a fronte di un maggior investimento iniziale (dal 3 al 10%, come emerso anche nel recente convegno “Energetica 2008″ il 12 marzo scorso) si crea un patrimonio immobiliare di valore molto superiore, si incentiva l’edilizia ecosostenibile, si onorano gli impegni internazionali sottoscritti per far fronte al climate change.
  • Per gli inquilini: si vive in una casa che costa drasticamente di meno ed è più sana.
  • Per tutta la società: la promozione dell’edilizia sostenibile può contribuire a sgonfiare la bolla speculativa presente nel mercato immobiliare, riportando i valori di mercato più aderenti ai “fondamentali” del prodotto casa. Lo sviluppo dell’edilizia ecosostenibile può portare a semplificazioni burocratiche e riduzioni di costi anche per i privati, inoltre può favorire l’adozione di una pianificazione urbanistica ecosostenibile, in cui la riqualificazione delle aree urbane sia fatta cercando di progettare interi quartieri ad “impatto zero”.

Le tecnologie per il risparmio energetico sono ormai ampiamente collaudate e disponibili, la domanda c’è, sia per una coscienza ecologica che comincia a diffondersi, sia per i prezzi dell’energia ormai insostenibili, c’è solo bisogno di un “catalizzatore” che permetta di accelerare il processo: questo dovrebbe proprio essere il ruolo di uno Stato efficiente ed innovativo come quello che crediamo sia nostro diritto chiedere al prossimo governo.

Alberto Zigoni


1 comment Marzo 16, 2008

Facciamo un po’ di storia del Petrolio!

inquinamento.jpgIl petrolio, dal greco πέτρα–roccia e έλαιο–olio, è un combustibile fossile non rinnovabile, la cui formazione avviene negli strati superiori della crosta terrestre. Si presenta come un liquido oleoso infiammabile di colore verdastro ed è altrimenti chiamato “oro nero”. Tale denominazione si deve al suo elevato valore a livello mondiale, poiché si tratta di una materia prima facilmente trasportabile ed in grado di fornire energia per alimentare veicoli (automobili, camion, treni, navi ed aeroplani) e per l’industria chimica.
I più importanti giacimenti di petrolio si trovano a milioni di metri di profondità, quindi per l’estrazione dell’oro nero, ossia per portarlo in superficie, si installano dei pozzi petroliferi in grado di perforare la roccia ed arrivare al giacimento.
Il petrolio estratto dai pozzi viene anche detto “greggio” e viene trasportato attraverso lunghe condutture, chiamate oleodotti, e mediante navi cisterna, dette petroliere, fino alla raffineria dove sarà lavorato. Attualmente i ritrovamenti di petrolio sono rari ed i giacimenti si trovano in regioni con condizioni climatiche particolarmente rigide, oppure in fondo agli oceani.
La storia del petrolio è molto interessante, poiché ha origini molto antiche. I Greci lo utilizzavano già come combustibile ma anche per produrre medicinali e per usi bellici. La vera e propria industria petrolifera nacque però negli Stati Uniti nel 1859, per merito di Edwin Drake, a Titusville, Pennsylvania, che costruì il primo pozzo petrolifero redditizio del mondo.
Negli anni successivi vennero realizzati più di 340 pozzi e nel 1870 nacque la Standard Oil di J. D. Rockefeller, ossia quella che poi diventò la prima grande compagnia petrolifera a livello mondiale: la ESSO. L’uso del greggio crebbe lentamente negli anni, fino al 1970 quando prepotentemente scalzò il combustibile dell’epoca più utilizzato nel mondo, ossia il carbone, sul cui uso si era fondata la rivoluzione industriale. Proprio durante questo periodo si verificarono due importanti crisi energetiche, quella del 73 e quella del 79, che sollevarono preoccupazioni per la natura esauribile di questa risorsa.
I paesi industrializzati, infatti, avevano basato la loro crescita economica esclusivamente sull’uso di questa materia prima, dimenticando la sua natura non rinnovabile. Gli studiosi furono così costretti a ricercare fonti energetiche alternative, come quella solare, geotermica, eolica, idrica e nucleare, anche a causa del negativo impatto che il petrolio causa sull’ambiente.
L’inquinamento da petrolio è molto temuto dagli ecologisti poiché il greggio, come tutti i combustibili di origine fossile, durante la combustione produce sostanze pericolose sia per la salute dell’uomo sia per l’ecosistema. A tutt’oggi però l’oro nero rimane la risorsa energetica più diffusa al mondo, coprendo circa il 90% del fabbisogno di combustibile mondiale. L’importanza di tale risorsa è talmente elevata da essere stata un fattore rilevante nello scatenare conflitti militari, comprese le due Guerre mondiali, la guerra Iran-Iraq degli anni ‘80 e la Guerra del Golfo
I più importanti giacimenti di petrolio si trovano in America settentrionale, centrale è meridionale, Paesi arabi, Sud-est asiatico e Russia (vedi Tab. 1). Per quanto riguarda l’Italia, invece, i giacimenti risultano troppo piccoli per essere economicamente vantaggiosi. I paesi privi di giacimenti, come il nostro, ricorrono all’importazione di petrolio (Tab. 4) mentre altri pur disponendone preferiscono acquistare il greggio all’estero per conservare le proprie risorse. E’ bene fare una distinzione tra riserve e risorse. Per riserve di petrolio si intende la quantità di idrocarburi liquidi che si stima potranno essere estratti in futuro dai giacimenti già scoperti mentre per risorse si indicano i volumi che potranno essere estratti da giacimenti non ancora trovati. I principali consumatori di petrolio sono, invece, le grandi economie mondiali come Stati Uniti, Giappone, Cina ed Europa (Tab. 2)

Tab. 1: I maggiori paesi produttori di petrolio (2006)

  Paese mln di barili % del totale
       
1 Arabia Saudita

10859

13,10%

2 Unione Sovietica

9769

12,30%

3 USA

6871

8,00%

4 Iran

4343

5,40%

5 Messico

3683

4,70%

6 Cina

3684

4,70%

7 Canada

3147

3,90%

8 Venezuela

2824

3,70%

9 Emirati Arabi

2969

3,50%

10 Kuwait

2704

3,40%

11 Norvegia

2778

3,30%

12 Nigeria

2460

3,00%

13 Iraq

1999

2,50%

14 Brasile

1809

2,30%

15 Algeria

2005

2,20%

       
  Unione Europea

2412

2,90%

  OECD

19398

23,30%

  OPEC

35611

43,50%

Fonte: BP Statistical Review of World Energy June 2007

Tab. 2: I maggiori paesi consumatori di petrolio (2006)

  Paese mln di barili % del totale
       
1 USA

20589

24,10%

2 Unione Europea

15198

18,60%

3 Cina

7445

9,00%

4 Giappone

5164

6,00%

5 Russia

2735

3,30%

6 Germania

2622

3,20%

7 India

2575

3,10%

8 Corea del Sud

2312

2,70%

9 Canada

2222

2,50%

10 Brasile

2097

2,40%

11 Francia

1952

2,40%

12 Arabia Saudita

2005

2,40%

13 Messico

1972

2,20%

14 Italia

1793

2,20%

15 Gran Bretagna

1781

2,10%

       
  Unione Europea

15198

18,60%

  OECD

49041

58,10%

Fonte: BP Statistical Review of World Energy June 2007

Tab. 3: I paesi con le maggiori riserve di petrolio (2006)

  Paese mln di barili % del totale
       
1 Arabia Saudita

264,3

21,90%

2 Iran

137,5

11,40%

3 Iraq

115

9,50%

4 Kuwait

101,5

8,40%

5 Emirati Arabi

97,8

8,10%

6 Venezuela

80

6,60%

7 Unione Sovietica

79,5

6,60%

8 Libia

41,5

3,40%

9 Kazakhstan

39,8

3,30%

10 Nigeria

36,2

3,00%

11 USA

29,9

2,50%

12 Canada

17,1

1,40%

13 Qatar

15,2

1,30%

14 Cina

16,3

1,30%

15 Messico

12,9

1,10%

       
  Unione Europea

7,1

0,60%

  OECD

79,8

6,60%

  OPEC

914,6

75,60%

Fonte: BP Statistical Review of World Energy June 2007

Tab. 4: Importazioni ed esportazioni

Paese

Mln di barili al giorno

 

Importazioni

Esportazioni

USA

10096

54

Canada

849

1784

Messico

-

1958

America centrale e del sud

676

2347

Europa

10715

587

Unione Sovietica

-

5515

Asia occidentale

203

17765

Nord Africa

182

2575

Ovest Africa

58

4548

Africa dell’est e del sud

515

224

Australia

504

132

Cina

2928

194

Giappone

4190

-

Singapore

1060

17

Asia Pacifico

6834

875

MONDO

38810

38810

Fonte: BP Statistical Review of World Energy June 2007

Nella tabella relativa ai paesi produttori di petrolio (Tab. 1) compare una voce molto importante in tema di petrolio, ossia l’OPEC. L’Organization of the Petroleum Exporting Countries (OPEC) è l’organizzazione dei paesi produttori di petrolio, fondata nel 1960, ed attualmente composta da undici membri: Algeria, Indonesia, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Venezuela.
Queste nazioni coprono circa il 40% della produzione petrolifera mondiale e nel loro sottosuolo è racchiuso quasi l’80% delle riserve di petrolio planetarie (un quarto lo detiene la sola Arabia Saudita).

L’OPEC controlla e limita la produzione del petrolio da parte dei paesi membri, con l’obiettivo di ottenere un mercato petrolifero stabile sulla base dell’equilibrio tra domanda e offerta e quindi del prezzo.

I mercati finanziari adibiti al trading sul petrolio sono il NYMEX a New York, dove trattano i derivati sul Light Crude ossia il petrolio del West Texas Intermediate, e l’ICE a Londra dove quota il future sul Brent, ossia sul greggio del Mare del Nord. L’unità di misura del petrolio è il barile (pari a 159 litri o 42 galloni USA), pertanto le quotazioni sono espresse in dollari al barile.

Tratto da FINANZAINSIDE - PICCOLA ENCICLOPEDIA DELLA FINANZAA cura di Cristina D’Amicis (Giugno 2007)

 


2 comments Marzo 11, 2008

Il Climate Change: da vincolo ad opportunità - Volare intorno al mondo con l’energia solare

solar-impulse.jpgLeggendo questo articolo sul Progetto di Deutsche Bank di finanziare il primo giro del mondo su un Aereo a motore solare, Solar Impulse, mi rendo conto che in pochi anni il Mondo ha finalmente cambiando rotta.

Arrivati ad un minimo storico, da un punto di vista sociale, politico, economico e finanziario, come tutti i Sistemi Complessi a retroazione, l’essere umano (e quindi l’azienda-la società-la politica) si è risvegliato.

Gli effetti sono evidenti.

Una finanza diventata in un decennio puramente “virtuale” sta tornando al “reale” (alle commodities, ad esempio).

Il settore immobiliare finalmente si avvia a verso una ”crescita” normale (decrescita?).

L’ambiente, trattato finora come una risorsa infinita ed altra da noi, è prima diventato vincolo (vedi le politiche di Kyoto) ed ora opportunità.

E’ infatti proprio nell’ambiente che tutto questo cambiamento sta portando.

Ad un rapporto nuovo con l’ambiente e, quindi, con noi stessi, che farà da traino ad un risveglio dell’umanità da un torpore durato decenni.

Sapere che nel 2011 ci sarà il Primo giro del mondo in Aereo con un “motore solare”, solo a pensarci, dà felicità.

Adesso è importante che un Paese come il nostro sappia cogliere TUTTE le opportunità che la Climate Change Economy gli fornirà.

E che quindi metta l’AMBIENTE al centro delle proprie politiche di crescita..sostenibile.

Massimo Preziuso


1 comment Marzo 10, 2008

Energetica 2008 - 11, 12, 13 Marzo - Milano

 

ENERGETICA 2008

4ª edizione

SOLUZIONI OPERATIVE, PRODOTTI, TECNOLOGIE E STRUMENTI PER

L’EFFICIENZA ENERGETICA DI IMPRESE, EDIFICI E TRASPORTI

 

 

Martedì 11, mercoledì 12 e giovedì 13 marzo protagonisti ed esperti della politica energetica, Imprese, Enti Locali ed Istituzioni si incontreranno a Milano, a Palazzo Turati, per la quarta edizione di Energetica, il convegno annuale di Repubblica e Somedia dedicato ai grandi temi dell’energia. Al centro del dibattito le soluzioni per affrontare la sfida energetica, il futuro di nucleare e fonti rinnovabili, le scelte ecocompatibili nei processi d’impresa, la bioedilizia e l’efficienza energetica degli edifici e la sostenibilità dei trasporti pubblici e privati.
L’ingresso è gratuito.
Programma di Energetica 2008


2 comments Marzo 10, 2008

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Questo è il FORUM di discussione del Gruppo ENERGIA E AMBIENTE di Innovatori Europei.
Innovatori Europei è una Community nata nel 2006, dall’idea di un gruppo di amici, al fine di portare un serio contributo alla realizzazione della Società della Conoscenza. Ad oggi siamo presenti in molte parti d’Italia e d’Europa, con gruppi territoriali che operano con una visione comune. Il nostro Think Tank si occupa di tematiche quali l’innovazione, la politica, l’energia, il climate change, i giovani, la società in generale e vuole sperimentare forme nuove di organizzazione. La sua parola d’ordine è “Talento & Innovazione”, elementi questi necessari per costruire l’Europa del domani.

 

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