Archive for Maggio 2008

RISORSE ENERGETICHE NEL ‘2000

Le risorse energetiche negli anni 2000 di G. Mariani

Una riflessione leggera,come il volo di una farfalla,senza numeri e conclusioni, che vuol essere solo una presa di coscienza dei problemi più gravi non solo per lo sviluppo, ma per la sopravvivenza. Un invito a maturare una posizione, che accetti il rischio di mettere in gioco tutto quello che è stato conservato con tanta cura e con tanto amore, per un amore più grande per l’umanità.

………………………………………………

La domanda e l’offerta di energia saranno i problemi principali, assieme a quelli dei trasporti e delle comunicazioni, dei prossimi anni, in mancanza di una pianificazione adeguata ed idonea ad evitare forti carenze. E ciò in relazione anche al risveglio economico e al forte tasso di sviluppo sociale e industriale in atto in quei paesi che per decenni sono stati relegati ai margini, accontentandosi di sopravvivere e/o di vivere di luce riflessa dai paesi ricchi. E il colonialismo politico ed economico delle nazioni che, per cultura o per una felice posizione geografica, hanno imboccato per prime la via dello sviluppo, monopolizzando per decenni i consumi dell’ energia e appropriandosi delle fonti, dovrà ora fare i conti con i mercati esterni che loro stessi hanno sviluppato, e che, migliorando il proprio stile di vita, incrementano i propri consumi.

L’ impiego delle fonti ha dato la precedenza sino ad ora agli idrocarburi, le fonti a più alta concentrazione energetica e più disponibili e manipolabili in modo pratico ed economico, oltre che in modo più sicuro e meno inquinante, se trattati in modo appropriato; lasciando ai margini lo sfruttamento di altre risorse energetiche altrettanto disponibili in gran quantità, ma meno redditizie e pratiche ed efficienti nell’uso, quali il legno e il carbone. La conseguenza è stata che l’incremento nel consumo di idrocarburi è stato talmente rapido ed imponente da costringere i produttori a limitarne la produzione , onde contenere la riduzione delle scorte, nonostante la costante ricerca e il ritrovamento continuo di nuovi giacimenti.

Questa è una grande carenza di programmazione ,che non incoraggia un uso diversificato e legato alla disponibilità e alla localizzazione delle risorse, e ai rapporti fra paesi produttori e paesi consumatori.

E poi grave sarà nelle conseguenze economiche e sociali , il rifiuto, per ragioni politiche e o ideologiche, dello sviluppo di nuove tecnologie per lo sfruttamento di risorse disponibili in notevoli quantità e concentrate quali l’energia nucleare, anche se considerate ancor oggi potenzialmente più pericolose e/o nocive. Tali ideologie ,motivate nel breve, devono comunque fare un passo avanti e modificare la propria attitudine per evitare che di queste risorse si facciano degli usi impropri. Promuovere pertanto un patto di garanzia patrocinato dalle organizzazioni internazionali che garantisca nel presente una ricerca comune e controllata e, nel futuro, un impiego corretto e la disponibilità diffusa e generalizzata per usi pacifici.

Occorre che alla scienza vengano tolti i veti che, come la storia insegna,non hanno mai funzionato. Altrimenti il possibile bene derivante dalla ricerca e dall’impiego sarà un beneficio di cui come al solito si approprieranno principalmente i paesi ricchi, contrastati dai paesi più poveri e assillati dal sottosviluppo.

Molti giustificano tale rifiuto per dare impulso per converso in modo più deciso allo sfruttamento di risorse alternative non inquinanti( quali il solare, l’eolico, il fotovoltaico , le biomasse etc.).Ma l’impiego di tali risorse su larga scala richiede situazioni culturali e geografiche particolari, quali la gestione diretta, su scala domestica e/ o di piccole/ medie comunità, di impianti locali, con bassa concentrazione di energia ed esigenze più limitate e non continuative .L’alta concentrazione nella produzione dell’ energia e la disponibilità più continua sono viceversa a favore della sicurezza e dell’ economia dell’ uso del combustibile e della gestione .

E poi ci sono le ricerche in campi non ancora sufficientemente maturi e,allo stato attuale, con grossi limiti allo sfruttamento commerciale, quali la fusione termonucleare o l’impiego dell’idrogeno, che comunque non ricevono l’ impulso che meriterebbero data anche la scarsa collaborazione fra i paesi industriali.

Al di là dal voler essere esaustiva questa introduzione vuole solo significare che la cultura e la sensibilità degli abitanti dei vari paesi”assetati” di energia determinano, di volta in volta, l’attitudine all’incremento e allo sfruttamento di risorse su basi assolutamente non scientifiche e non economiche, come avviene spesso nei paesi più ricchi, o viceversa su basi non ecologiche e non rispettose della natura , come avviene spesso nei paesi più poveri. Così avviene in Italia per il gas metano , mentre in Cina si allagano intere regioni per dare luogo allo sfruttamento in modo semplice ma devastante dell’energia idraulica.

Occorre che le politiche di sviluppo vengano formulate e condivise in modo più allargato, come si sta cercando di fare creando una cultura in Europa, perchè con una maggiore uniformità di comportamenti si eviti che ci siano paesi che sopportano i danni dello sviluppo non controllato esportato da altri che ne godono i benefici maggiori.

Cerchiamo allora con il nostro esempio di creare nei nostri figli una coscienza diffusa e equilibrata che miri prima di tutto ad eliminare lo spreco, e poi a generare comportamenti virtuosi nell’uso delle risorse che possano salvaguardare lo stile di vita con l’ amore e la cura dell’ ambiente .

G.Mariani


Add comment Maggio 29, 2008

Per una nuova generazione di politici attenti all’ambiente!

Ho letto l’intervista di Marianna Madia ad Ecologisti Democratici, una Associazione nata all’interno del Partito Democratico, da cui evince la conoscenza e l’attenzione di Marianna verso i temi ambientali.

E questo è importante e positivo, secondo me: è molto importante infatti che, in Italia e in Europa, nasca e cresca una generazione di politici, come Marianna, che abbia background nel gestire la complessità e la potenzialità che il Tema ambientale raggiungerà nei prossimi anni.

E’ fondamentale allora che PD e PDL diano spazio a discussioni e proposte Bottom Up sui temi delle politiche ambientali che, ormai è evidente a tutti, rappresentano il futuro sentiero di crescita sostenibile per le economie avanzate come la nostra.

Che nasca l’insegnamento di questi temi nelle Scuole Primarie, e che nascono Scuole di Formazione politica attorno al Tema della Sostenibilità ambientale: questo è il mio auspicio.

Innovatori Europei proverà a dare un contributo, nel suo piccolo, in questo senso.

Intanto, buon lavoro a Marianna Madia e agli Ecologisti Democratici.

Massimo Preziuso


Add comment Maggio 21, 2008

TERRA FUTURA 2008

Presentata alla stampa, a Roma presso la FAO

TERRA FUTURA 2008

la quinta edizione della mostra-convegno internazionale

delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale

( Firenze - Fortezza Da Basso, dal 23 al 25 maggio 2008 )

…È tempo di alleanze. Dalla denuncia alla proposta,

insieme per costruire un mondo diverso.

Roma, mercoledì 14 maggio 2008 – Insieme per una società solidale, basata su un’economia civile, nel rispetto delle persone e dell’ambiente: saranno le buone prassi per un modello di sviluppo diverso ad animare la Fortezza da Basso a Firenze, dal 23 al 25 maggio 2008, per la quinta edizione di TERRA FUTURA, la mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale.

550 espositori con 5000 realtà rappresentate, 220 appuntamenti culturali e 850 relatori, 160 momenti fra animazioni e laboratori: questi i numeri della tre giorni, per scoprire e valorizzare le buone pratiche esistenti, ed evidenziare quali siano i fronti su cui è necessario agire senza tergiversare oltre per garantire un futuro alla terra.

Priorità a cui lavorare insieme - cittadini, società civile organizzata, enti locali e governi, imprese, mondo della cultura – perché l’interdipendenza delle grandi questioni ambientali, sociali ed economiche e delle possibili vie alternative a un sistema che ha dimostrato di non funzionare, chiede alleanze trasversali e durature, fondate su strategie e obiettivi condivisi.

Come ha spiegato Fabio Salviato, presidente di Banca popolare Etica, presentando questa mattina presso la Fao la prossima edizione della mostra convegno: «Mai come in questo momento un appuntamento come Terra futura è importante, perché è evidente come lo sviluppo dei paesi sia imprescindibile dallo sviluppo della società civile e del terzo settore. È necessaria una sana, corretta, chiara, precisa, politica delle alleanze, dove la civil society in Italia si proponga nel suo ruolo forte di protagonista. Si pensi solo agli oltre cento miliardi di euro di fatturato del terzo settore e dell’economia civile: altri cinquanta e raggiungiamo quello della mafia!»

Un ruolo non riconosciuto appieno dalla politica, come ha sottolineato anche Giuseppe Gallo, segretario nazionale di Fiba Cisl. «Il non profit è molto più avanti rispetto agli attori politici del nostro paese, perché già da tempo ha la piena consapevolezza che la fase storica dominata dal capitalismo finanziario è arrivata al suo termine. Un paradigma economicamente distruttivo e socialmente regressivo cui bisogna trovare un’alternativa, a partire da un progetto di riforma complessiva dei mercati finanziari, che incalzi le imprese sulla loro responsabilità sociale, ambientale ed etica».

Una politica in ritardo anche sul fronte energia, molto lontana dagli obiettivi del Protocollo di Kyoto, come ha evidenziato Maurizio Gubbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente: «Cittadini, famiglie e imprese sono pronti a fare una scelta diversa in termini di sviluppo a partire dalla questione cruciale dell’energia: risparmio energetico, efficienza e produzione da fonti pulite (sole, vento, geotermia…, ma non nucleare!) devono essere una priorità per chi ci governa».

Terra Futura si propone proprio come laboratorio in cui trova spazio anche la formulazione di una proposta proprio a partire dalle alleanze: «È necessario lavorare assieme per superare la fase di analisi, di denuncia e critica – ha detto Paolo Beni, presidente di ARCI nazionale -, ed elaborare oggi una vera alternativa politica da costruire a partire dal basso. Sono, infatti, le comunità locali l’ambito privilegiato di sperimentazione delle buone pratiche: i nuovi stili di vita cominciano dalle nostre città e dai nostri quartieri, riscoprendo il senso del bene comune e del “villaggio globale”, ri-costruendo quelle relazioni umane che vanno ormai perdendosi e le relazioni tra le comunità del Nord e del Sud del mondo».

Una necessità ribadita anche da Marina Ponti, direttrice per l’Europa della Campagna del Millennio dell’Onu, che ha aggiunto: «I Governi rispetteranno i loro impegni in tema di lotta alla povertà e di tutela dell’ambiente solo se sentiranno una forte pressione da parte dei loro cittadini e delle organizzazioni che li rappresentano. Manifestazioni come Terra Futura sono fondamentali perché promuovono la diffusione e la crescita di una cittadinanza sempre più consapevole e impegnata».

Ed è il linguaggio del fare su cui punta Andrea Olivero, presidente di Acli nazionale: «Di fronte alla spinta verso la fuga dall’assunzione delle proprie responsabilità, è fondamentale ripartire dal principio dell’interdipendenza fra i diversi soggetti e attori del pianeta. Bisogna riacquistare la consapevolezza che ciascuno di noi è protagonista e può modificare “il corso degli eventi”, iniziando dalle prassi di vita quotidiana e prendendosi le proprie responsabilità».

Responsabilità verso tutti come ha ricordato, infine, don Andrea La Regina, responsabile Ufficio Solidarietà sociale di Caritas Italia: «Le alleanze vanno costruire anche per aiutare i più deboli, gli esclusi da questo modello di globalizzazione emarginante, dove l’altro è prima di tutto un nemico; occorre lavorare per uno sviluppo umano e solidale, dove gli interessi di una parte non siano necessariamente visti i contrapposizione con quelle dell’altra».

Terra Futura è promossa e organizzata da Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus per conto del sistema Banca Etica (Banca Etica, Consorzio Etimos, Etica SGR, Rivista ”Valori”) e Adescoop-Agenzia dell’Economia Sociale s.c., e realizzata in partnership con Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete, Legambiente, in collaborazione con Regione Toscana, Provincia di Firenze, Comune di Firenze, Firenze Fiera SpA, e numerose altre realtà nazionali e internazionali.


Add comment Maggio 15, 2008

FROM A CARBON TO A NOISE ECONOMY

FROM A CARBON TO A NOISE ECONOMY

di Massimo Preziuso

In questi giorni, ho pensato ad un paio di incontri fatti negli anni scorsi, e mi è venuto di scrivere queste osservazioni, che di sicuro risulteranno “scomposte”, ma spero possano aprire un dibattito tra amici.

Esattamente 5 anni fa, a Torino, conobbi un collega ingegnere venezuelano che si occupava di un settore a me sconosciuto, l’ “Ingegneria del Suono”.

Ne parlammo e scoprii che esso iniziava a diventare un Business importante, soprattutto nelle grandi città metropolitane.

Negli anni a seguire, per combattere il fenomeno da tempo evidente del Climate Change, si è poi sviluppata la cosiddetta Carbon Economy: in sintesi un Mercato economico che si basa sulla imposizione di una Tassa corrisposta dall’imprenditore, la grande Utility che “inquina” troppo (al di sopra di una Soglia prestabilita) attraverso le sue operations.

Dalle Utilities (e le altre industrie energy-intensive), in pochi anni, si sta passando al Residenziale pubblico e privato (con Paesi tipo la Spagna che ormai impongono che le nuove costruzioni abbiamo un certo tasso di “energia pulita”, da rinnovabili), e al settore Trasporti, e a tutti gli altri settori economici.

C’è chi prevede addirittura il passaggio alla introduzione del cosiddetto Quoziente Energetico Individuale, ovvero alla fissazione di premi e penalità in base al consumo energetico del singolo.

Forse è troppo, non lo so, vedremo.

Fatto sta che la Carbon Economy rappresenta la prima esperienza internazionale di fissazione di un Costo associato alle cosiddette Esternalità Negative: laddove il singolo-impresa, nello svolgere la propria attività economica o sociale, reca un fastidio (inquinamento attraverso produzione industriale, inquinamento attraverso RUMORE..) alla collettività, questo fastidio-danno viene quantificato economicamente (essendo la moneta il Numerario delle nostre Società) e corrisposto dal primo alla seconda.

Tale esperienza APRE, finalmente, un Filone nuovo per lp sviluppo armonioso (per quanto questo sia possibile) delle economie e delle società moderne: appunto quello delle Esternalità.

Personalmente, sono convinto che tale Filone sia altamente promettente, e porterà nei prossimi decenni, forse anni, all’avvio di nuove e fondamentali innovazioni: in primis, la fissazione del valore economico del danno (evidente) provocato, a tutti i livelli, dal RUMORE.

A mio avviso, la quantità di rumore presente in una città, in una società, in una Nazione, è inversamente proporzionale alla crescita culturale ed economica del luogo stesso.

E’ evidente che esistono dei potenziali enormi nella Noise Economy (se così si può definire), ed è evidente che essa potrebbe rappresentare il viatico per importanti e necessarie politiche innovative di re-distribuzione in un mondo con risorse naturali (come l’acqua) scarse.

E’ altresì strano, per me, verificare (attraverso un semplice googling), che l’argomento NON venga ancora affrontato a livello politico, e nemmeno a livello associativo.

Saranno assurdità, ma io credo che la direzione di sviluppo di una Economia Mondiale, a risorse e spazi di crescita limitati, sia soltanto questa: nel rendersi conto che in un mondo in cui non si possa frenare la crescita demografica (dai 2,5 miliardi del 1950 ad una proiezione di 8 miliardi nel 2025) presente nelle grandi economie in via di sviluppo (la Cina, l’India, l’Africa), associare un costo (una Tassa) al “consumo” di Rumore, o di risorse naturali come l’acqua, sia inevitabile.

L’argomento è complesso e carico di implicazioni politiche (ad esempio è chiaro che, se non governato bene, il fenomeno porterebbe importanti sfide per i Paesi sviluppati, come nel caso della Carbon Economy), e credo vada affrontato, questa volta prima che diventi eclatante.

Massimo Preziuso


Add comment Maggio 14, 2008


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Questo è il FORUM di discussione del Gruppo ENERGIA E AMBIENTE di Innovatori Europei.
Innovatori Europei è una Community nata nel 2006, dall’idea di un gruppo di amici, al fine di portare un serio contributo alla realizzazione della Società della Conoscenza. Ad oggi siamo presenti in molte parti d’Italia e d’Europa, con gruppi territoriali che operano con una visione comune. Il nostro Think Tank si occupa di tematiche quali l’innovazione, la politica, l’energia, il climate change, i giovani, la società in generale e vuole sperimentare forme nuove di organizzazione. La sua parola d’ordine è “Talento & Innovazione”, elementi questi necessari per costruire l’Europa del domani.

 

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