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FROM A CARBON TO A NOISE ECONOMY
FROM A CARBON TO A NOISE ECONOMY
di Massimo Preziuso
In questi giorni, ho pensato ad un paio di incontri fatti negli anni scorsi, e mi è venuto di scrivere queste osservazioni, che di sicuro risulteranno “scomposte”, ma spero possano aprire un dibattito tra amici.
Esattamente 5 anni fa, a Torino, conobbi un collega ingegnere venezuelano che si occupava di un settore a me sconosciuto, l’ “Ingegneria del Suono”.
Ne parlammo e scoprii che esso iniziava a diventare un Business importante, soprattutto nelle grandi città metropolitane.
Negli anni a seguire, per combattere il fenomeno da tempo evidente del Climate Change, si è poi sviluppata la cosiddetta Carbon Economy: in sintesi un Mercato economico che si basa sulla imposizione di una Tassa corrisposta dall’imprenditore, la grande Utility che “inquina” troppo (al di sopra di una Soglia prestabilita) attraverso le sue operations.
Dalle Utilities (e le altre industrie energy-intensive), in pochi anni, si sta passando al Residenziale pubblico e privato (con Paesi tipo la Spagna che ormai impongono che le nuove costruzioni abbiamo un certo tasso di “energia pulita”, da rinnovabili), e al settore Trasporti, e a tutti gli altri settori economici.
C’è chi prevede addirittura il passaggio alla introduzione del cosiddetto Quoziente Energetico Individuale, ovvero alla fissazione di premi e penalità in base al consumo energetico del singolo.
Forse è troppo, non lo so, vedremo.
Fatto sta che la Carbon Economy rappresenta la prima esperienza internazionale di fissazione di un Costo associato alle cosiddette Esternalità Negative: laddove il singolo-impresa, nello svolgere la propria attività economica o sociale, reca un fastidio (inquinamento attraverso produzione industriale, inquinamento attraverso RUMORE..) alla collettività, questo fastidio-danno viene quantificato economicamente (essendo la moneta il Numerario delle nostre Società) e corrisposto dal primo alla seconda.
Tale esperienza APRE, finalmente, un Filone nuovo per lp sviluppo armonioso (per quanto questo sia possibile) delle economie e delle società moderne: appunto quello delle Esternalità.
Personalmente, sono convinto che tale Filone sia altamente promettente, e porterà nei prossimi decenni, forse anni, all’avvio di nuove e fondamentali innovazioni: in primis, la fissazione del valore economico del danno (evidente) provocato, a tutti i livelli, dal RUMORE.
A mio avviso, la quantità di rumore presente in una città, in una società, in una Nazione, è inversamente proporzionale alla crescita culturale ed economica del luogo stesso.
E’ evidente che esistono dei potenziali enormi nella Noise Economy (se così si può definire), ed è evidente che essa potrebbe rappresentare il viatico per importanti e necessarie politiche innovative di re-distribuzione in un mondo con risorse naturali (come l’acqua) scarse.
E’ altresì strano, per me, verificare (attraverso un semplice googling), che l’argomento NON venga ancora affrontato a livello politico, e nemmeno a livello associativo.
Saranno assurdità, ma io credo che la direzione di sviluppo di una Economia Mondiale, a risorse e spazi di crescita limitati, sia soltanto questa: nel rendersi conto che in un mondo in cui non si possa frenare la crescita demografica (dai 2,5 miliardi del 1950 ad una proiezione di 8 miliardi nel 2025) presente nelle grandi economie in via di sviluppo (la Cina, l’India, l’Africa), associare un costo (una Tassa) al “consumo” di Rumore, o di risorse naturali come l’acqua, sia inevitabile.
L’argomento è complesso e carico di implicazioni politiche (ad esempio è chiaro che, se non governato bene, il fenomeno porterebbe importanti sfide per i Paesi sviluppati, come nel caso della Carbon Economy), e credo vada affrontato, questa volta prima che diventi eclatante.
Massimo Preziuso
Add comment Maggio 14, 2008
