Projects for another Italy in Europe, 30 november 2013, Rome

Projects for another Italy in Europe

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novembre 23, 2013 at 6:53 pm Lascia un commento

Torno a Viggiano per una “Basilicata Sostenibile”

 di Massimo Preziuso (pubblicato su Il Quotidiano della Basilicata)

Ci sono periodi della vita in cui è naturale aumentare il dialogo e sostenere la propria terra di origine.

Questo accade in momenti della vita che – diversi da persona a persona – sono molto condizionati dal contesto storico in cui si vive.

Per la mia generazione, quella di chi ha oggi intorno ai trent’anni, quel momento è questo, in un’Italia che si avvicina stanca al suo Annozero2013.

Sarà infatti il 2013 l’anno in cui il Paese, simbolicamente dopo le elezioni politiche nazionali, potrà dare il via, con un lavoro collettivo e partecipato da tutti, ad una ricostruzione culturale, sociale ed economica, simile a quella che ci fu nel secondo dopoguerra.

Noi trentenni, ci siamo preparati sul campo a questo Annozero2013 in avvicinamento, percependolo fin dall’inizio del nuovo millennio, vivendolo e soffrendolo nello scorso decennio che ci ha portati in molti casi a dover emigrare intellettualmente e fisicamente per poter esprimere almeno parte dei nostri talenti.

Gli ultimi dieci, sono stati anni di incredibili cambiamenti – lenti ma radicali – giudicati da molti “negativi” nel momento in cui li vivevamo, ma che poi ci han fatto comprendere che la “precarietà” in cui oggi viviamo è anche “opportunità” in potenza, di scoprire e capire luoghi e cose fino ad allora davvero lontani da noi.

In questo tempo, tutti noi abbiamo seguito – da vicino o da lontano – la nostra amata Basilicata, da cui andammo via negli anni novanta, perché comprendemmo che non avrebbe potuto darci, per motivi vari ed oggettivi, quello che volevamo: l’opportunità di una completa crescita intellettuale ed umana.

Una regione così differente dalle realtà che siamo andati a visitare: piccola ed isolata dalla globalizzazione, ma anche piena di valori condivisi, di quel “capitale sociale” che oggi rischia di svanire sotto i colpi di una modernità mal vissuta, di “beni comuni” unici ed irripetibili che oggi rischiamo di perdere in una guerra senza confini per le risorse, materiali ed immateriali.

Abbiamo tutti sempre pensato che – una volta completato almeno in parte il nostro percorso – avremmo dovuto dare un contributo ad avvicinare questa bella Regione alle opportunità del nuovo mondo che abbiamo visto e vissuto, in alcuni casi più di molta classe dirigente locale, aiutandola a dirigersi verso un nuovo percorso di “sviluppo sostenibile”.

Poi negli ultimi anni è “capitato” di sapere che nella nostra Regione si trova un grande rischio/opportunità, di cui pian piano si parla nei media e per le strade: quello di essere chiamato il “Texas italiano”, per via delle enormi estrazioni di combustibili fossili che vi avvengono in maniera crescente. E nello stesso tempo verificare che questo “Texas” lo hanno visto in pochi.

Ebbene, da quel “momento” tanti di noi hanno iniziato naturalmente ad interessarsi e studiare questa grande opportunità di crescita che è anche luogo di rischio ambientale e sociale.

Ci siamo chiesti se e come si potesse, analizzando i casi di successo e di insuccesso dei tanti “Texas” esistenti attorno al mediterraneo, fare della Basilicata luogo di sviluppo sociale ed economico sostenibile ed avanzato, proprio facendo leva sulla risorsa petrolifera, ancora di più ora che ci avviamo all’Annozero2013 italiano.

E’ per questo motivo che, in circa 50 ricercatori e professionisti, dal 25 al 28 Ottobre prossimi parteciperemo alla Viggiano Sustainable Development School, iniziativa che nasce dal lavoro di tanti lucani: per dare il via ad un dibattito sullo sviluppo sostenibile della Basilicata.

Questo “think tank” può infatti aiutare la Regione ad indirizzare risorse economiche e tecnologiche presenti nelle aree petrolifere per definire una nuova visione ed un nuovo modello di crescita, sostenibile appunto.

La Basilicata ha infatti oggi la necessità e possibilità di delineare una nuova strategia – chiamiamola qui “Basilicata sostenibile” – che stimoli le menti ed i cuori di tutta la Lucania, dia il via a collaborazioni strategiche con altre aree del mezzogiorno e del mediterraneo, e diventi esempio concreto di sviluppo sostenibile nella nuova Italia e nella nuova Europa dei popoli, che vanno ri-costruite a partire da subito.

Allora, uniamoci attorno a questa iniziativa. Incontriamoci a Viggiano e cominciamo da lì. Questo il mio auspicio.

ottobre 25, 2012 at 11:07 am Lascia un commento

R-Innovamenti Energetici

di Massimo Preziuso (su l’Unità)

Se c’è oggi un settore che meglio di altri rappresenta il baricentro del R-innovamento del nostro Paese, quello è il settore energetico. In questi giorni si torna a parlare di politica energetica, ed è un fatto di per sè positivo. Problema è che, ancora una volta e inaspettatamente, dopo l’affossamento tramite referendum delle velleità nucleariste del Governo Berlusconi, oggi il Governo Monti prova a imporre un modello di sviluppo basato sulle rimanenti industrie monopolistiche (il Ministro Passera – e lo stesso Premier che pochi giorni fa nei suoi incontri Kazaki – vuole accelerare sulle estrazioni petrolifere!) e mature, addirittura andando a togliere ulteriori risorse al settore delle rinnovabili.

Una situazione incredibile, soprattutto per i molti “Green thinkers” che su questo Governo avevano fortemente puntato, e tra questi Innovatori Europei e SOS Rinnovabili, con il lancio del Manifesto “Ricostruiamo l’Italia con le Rinnovabili”.

In questi giorni, oltre al Corriere della Sera, anche giornali solitamente più moderati come La Repubblica indicano il fotovoltaico e le rinnovabili quali colpevoli dell’aumento delle bollette energetiche del Paese, provando, e in molti casi riuscendo, a convincere le famiglie che il settore è semplicemente luogo di fortissime speculazioni (che ci sono, ma rappresentano oggi una piccola parte del tutto), fatte con i soldi di tutti gli italiani. Speculazione vi è stata, e credo volutamente permessa, nei primi Conti Energia.

Ma oggi che il settore è vicinissimo alla “grid parity” solare (a cui seguiranno le altre tecnologie), un ulteriore intervento a gamba tesa ha chiaramente un’altra volontà: quella di rallentare il più possibile lo sviluppo di una industria energetica distribuita, quindi democratica. Sta nei fatti che oggi esistono centinaia di migliaia di piccoli impianti solari, installati in piccole abitazioni o aziende, che permettono abbattimenti di costi energetici e indipendenza di approvigionamento (al netto degli importanti abbattimenti di emissioni nocive). Lo stesso sta avvenendo con la rivoluzione mini-eolica, appena cominciata. E così pure nel settore delle biomasse, che evolve verso la mini impiantistica. Come in tutti i settori ad alta intensità tecnologica, quello delle rinnovabili ha richiesto un investimento iniziale importante di risorse pubbliche e private, che lo accompagnasse verso l’indipendenza e la maturità. Ci siamo quasi. Ed ecco perchà la minacciata politica energetica di questo Governo ha del paradossale, forse ancora di più di quella del precedente Governo.

Oggi, il ministro Clini – che finora è stato relegato allo stesso ruolo inconsistente che fu della Prestigiacomo – la sintetizza così: “Attenzione a non fare un altro grosso autogoal con le rinnovabili, bloccandole come facemmo negli anni’80 all’inizio del boom della telefonia”. Ebbene sì, il rischio che si corre è proprio quello. Uscire, ancora una volta, da una rivoluzione tecnologica (quella telefonica portò poi all’Internet che oggi conosciamo) in cui potremmo essere protagonisti mondiali.

Intanto, finalmente il mondo delle rinnovabili si è svegliato e reagisce in maniera più compatta. Domani 2 Aprile dalle 16,45 a Roma – presso la Sala Bologna del Senato – ci saranno gli Stati generali delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, in cui 20 associazioni di categoria chiederanno un incontro ai Ministri competenti per discutere su quello che è un vero e proprio attacco a uno dei pochi settori tecnologici trainanti innovazione e nuova occupazione, in questo ormai quadriennio di crisi, che questo Governo vuole ammazzare proprio mentre diventa un’industria strutturata.

Preoccupati per le ricadute economiche, sociali, ambientali, e anche del rischio di inadempienza del nostro paese nei confronti dell’Unione Europea, le Associazioni chiedono con urgenza al Governo, ai Ministri interessati e ai Gruppi parlamentari di aprire già a partire dalla prossima settimana un confronto trasparente, che consenta di progettare il futuro di un settore decisivo per lo sviluppo del paese” si legge nel comunicato stampa diffuso dagli organizzatori.

Si riuscirà questa volta a evitare l’autogoal?

aprile 2, 2012 at 12:13 pm Lascia un commento

L’eolico ed il solare fanno scendere la bolletta energetica italiana

di SOS Rinnovabili

Nelle pagine 56-57 del Venerdì di Repubblica di oggi, 6-gennaio-2012, è contenuto un articolo di Alex Saragosa, nascosto quasi in secondo piano nell’inserto, che è, a nostro parere, molto importante perché spiega, in modo assai chiaro, come le energie rinnovabili, ed in particolare l’eolico ed il solare, abbiano fatto scendere la bolletta energetica nazionale abbattendo così il costo del kw.

Sinteticamente: I costi dei prodotti derivati dal petrolio e del metano, nel 2010 sono aumentati in media del 26,5 per cento. “In particolare, il metano, con cui si produce la metà dell’elettricità italiana, è aumentato del 12 per cento: c’era quindi da aspettarsi un aumento di almeno il 6 per cento nella bolletta. L’aumento invece è stato decisamente inferiore: la componente energia della bolletta, quella dipendente dalla produzione elettrica (il resto sono tasse e addizionali varie), è passata infatti solo da 0,093 a 0,095 euro per chilowattora, quindi la crescita è stata poco più del 2 per cento.

Come mai? «Buona parte del merito di questo mancato aumento» dice l’ingegner Alex Sorokin, della società di consulenza Interenergy, «va a fotovoltaico ed eolico e all’effetto che hanno sul mercato elettrico».” “Il sole ed il vento”, conclude l’articolo, “ci stanno mettendo sempre più al riparo dai capricci del mercato degli idrocarburi”. “Ora che in Italia ci sono impianti per 6 gigawatt di eolico e 12 di solare, la convenienza è evidente. In un anno ogni 3% di mancato aumento del prezzo del Kwh si traduce in un miliardo di euro di risparmio sulle bollette degli italiani”. “A questo andranno aggiunti i circa 18 miliardi di euro che, secondo l’Associazione produttori di energia rinnovabile fra il 2000 ed il 2020 si risparmieranno per non aver dovuto acquistare permessi emettere CO2″.

Per approfondire:

Paul Krugman: ecco che arriva il sole

Rifkin: la terza rivoluzione industriale

Gaetano Buglisi: un programma e una bandiera per lo sviluppo sostenibile

gennaio 7, 2012 at 3:46 pm Lascia un commento

Social and Economic Development in South Africa

by Corey Spengler

South Africa has a unique history of racial oppression which occurred under the period known as Apartheid which has largely shaped the country into what it is today. Apartheid being racial segregation which was entrenched by harsh policies of segregation. The country has a great deal of poverty which is still largely seen along racial lines with huge African squatter and informal settlements. However even though this poverty is seen to be largely among the previously disadvantaged group there is growing poverty within the white community as well. Poverty being the inability to monetarily look after oneself and integrate as full members of society. At a UN Conference in Nairobi, Kenya on “the prevention of incitement to hatred on the grounds of nationality, race and religion,” in April 2011 it was mentioned that “racial tension and intolerance in South Africa are still problems that require attention.” The inequalities that still exist in South Africa have seen themselves acted out in our society as seen by both the xenophobic attacks as well as the racial incidents that have taken place. Racism being the belief that one race is better than another while xenophobia is the hatred of foreigners.

In 2000 South Africa adopted the Millennium Development Goals (MDGs) at the Millennium Summit hosted by the United Nations (UN) with a deadline of 2015, these goals are:

  1. Eradicate extreme poverty and hunger.
  2. Achieve universal primary education
  3. Promote gender equality and empower women
  4. Reduce child mortality
  5. Improve maternal health
  6. Combat HIV/AIDS, malaria and other diseases
  7. Ensure environmental sustainability
  8. Develop a global partnership for development

South Africa has worked in order to achieve these goals in line with the social and economic improvement of the country. While the major challenges within South Africa are racial, HIV/AIDs infections and crime. The economy has been growing at 5% a year over the past few years but is still experiencing poverty and unemployment on large scales.

dicembre 13, 2011 at 3:42 pm Lascia un commento

Durban: Un atelier del solare per sopravvivere alla Cina

di Gaetano Buglisi e Michele Mezza (sosrinnovabili.it)

Abbiamo un orizzonte e una ragione per dare finalmente sostanza alla cantilenante lamentosità della crisi della politica: arrivare forti e puliti al 2015. E per chi, come gli Innovatori Europei , si interroga sulle fondamenta dell’attuale offerta politica, si profila una grande chance: dotarsi delle competenze necessarie, intercettare gli interessi coinvolti, organizzare una proposta politica adeguata.

Il 2015 è la data entro cui bisogna impegnarsi a rinnovare un accordo forte sul clima, dopo il deperimento del Kyoto Round. E’ forse l’ultima chance del pianeta:tre anni per afferrare la coda del drago del surriscadamento. Poi ci penseranno le profezie dei Maya.

Da Durban, dove si è conclusa mestamente la conferenza internazionale sul clima, esce una tenue speranza più che un’accordo. Tre anni per rinsavire, ha spiegato il ministro dell’Ambiente Italiano Clini.

Ma affiora anche uno schieramento trasversale: Cina ed Europa contro tutti.

Il gigante cinese ha messo sul tavolo 250 miliardi di dollari per investire nei prossimi 5 anni sulle rinnovabili. Non solo, accanto nallo stanziamento dei fonti per l’ambiente, proprio oggi i cinesi fanno sapere di aver armato un fondo sovrano capace di almeno 300 miliardi di dollari per investire nel vecchio continente. Un’opportunità e una minaccia per noi.

L’europa balbetta ma cerca di mettersi in scia. Gli altri, capeggiati dalla miopia americana e dall’inspiegabile remissività di Obama,  ottusamente si girano dall’altra parte.

Il punto è: si può usare la crisi ambientale come motore anticilico, rienventando un modello di sviluppo basato sulla rigenerazione dei territori? La Cina dice di si, e si gioca la sua possibilità di  prendere la testa dell’economia planetaria: il fotovoltaico come le auto del dopoguerra. Un totem su cui costruire una Chinese way of life.

L’Europa è effettivamente l’unica parte del mondo   che avrebbe concretamente possibilità ed interesse a buttarsi a capofitto nel progetto: territori pregiati, esaurimento della spinta manifatturiera, grandi ricchezze private e debolezze pubbliche, consumi saturi e ambizioni di qualità della vita. Oltre che grandi risorse tecnologiche.

Questa è la prospettiva su cui ricostruire un pezzo  di una politica non subalterna alla finanza o alla rendita. In prima linea le città, i territori, gli interessi ambientali, e poi il cerchio della ricerca e del sapere, ed infine la struttura a rete.

Ma il problema non è solo lo sviluppo, è anche l’autonomia:vedere una Cina che muove come un sol uomo, integrando strategia ambientale e capacità d’acquisto mette a repentaglio il senso stesso della sovranità europea.

Fino ad oggi l’occidente si cullava nell’illusione di essere gli unici, anche in una fase di economia declinante, a poter attrarre immasginario e ambizioni degli individui del pianeta. L’american way o life era l’assicurazione contro le tentazioni barbariche, dal totalitarismo comunista all’integralismo islamico. Oggi il fattore H come Hollywood non regge più. La Cina ha capito che deve conquistare l’immaginario, prima della pancia, rovesciando il Marx dell’economia politica, ma applicando alla lettera il Marx dei Grundrisse.

L’ambiente è l’equivalente dci quello che la società dei consumi fluenti fu nel dopo guerra: la grande macchina di conquista ideologica. L’europa deve rispondere. L’Italia deve attrezzarsi.

Ci vuole una politica che reagisca sullo stesso terreno: progettualità, vivibilità, ambizioni e competitività. Le energie alternative sono la materia prima. La cina propone una grande catena di montaggio delle rinnovabili, L’Italia deve rispondere con Ateliers del solare nelle città delle persone, come dice giustamente il nuovo presidente dell’Anci Graziano Delrio.

Il solare può diventare la stoffa con cui disegnare un modello di vita a misura di un cittadino consapevole, capace e ambizioso. Bisogna alzare l’asticella.L’Italia rimane uno dei paesi più accreditati su questo mercato, come anche a Durban, grazie proprio al ministro Clini, si è confermato: abbiamo saperi, esecutori industriali e interessi culturali esclusivi.

Bisogna tradurre tutto questo in un primato tangibile.

Ci vuole una stagione di straordinaria innovazione di comportamento, piu’ che di prodotto o di processo: il solare come grid individuale, come dotazione sociale dei nostri condomini, insieme alla connettività e alle memorie. Questa è la materia prima con cui rilanciare uno straordinario artigianato industriale che si integri con la massa d’urto cinese. Qualcosa di simile sta accadendo nel software: i grandi gruppo di Pechino stanno decentrando in Piemonte e nelle Marche le produzione di software per il ciclo dell’auto e dell’elettrodomestico.

Perchè? Perchè il software, come tutti i prodotti, dopo la fase di massa, reclama una fase di personalizzazione elegante. E noi siamo i più sensibili per integrare individualità e qualità.

Per questo ci vuole una nuova offerta politica che faccia del design culturale uno strumento per ridisegnare i profili di vita e di consumo di un paese miopemente ricco.Le forse ci sono: le grandi città, le filiere del turismo e delle vivibilità, i marchi della qualità, le nuove leve dell’amministrazione competenze, come proprio la città di Delrio, Reggio Emilia, ci mostra.Federiamo i bisogni di qualità e ridiamo forma ad un’economia moderna a rete.

60 anni fa avevamo un problema non dissimile:lo risolvemmo grazie ad una fabbrica a Torino e un’autostrada. Non era di più di quanto abbiamo oggi. E sopratutto non era meglio.

dicembre 10, 2011 at 3:40 pm Lascia un commento

Apriamo un Cantiere per le rinnovabili in Italia?

Apriamo un Cantiere per le rinnovabili in Italia?
Mentre da Trento il mondo digitale già ha lanciato un appello al Senatore e premier in pectore Monti a favore del mondo digitale, manca un’iniziativa per il settore trainante e a maggiore potenziale di crescita per i prossimi anni in Italia, duramente, volutamente e stupidamente colpito durante questo Governo: quello delle rinnovabili.

Allora io credo sarebbe necessario mettere rapidamente insieme una iniziativa comune proveniente dal mondo dell’associazionismo.

Ecco la proposta:

– Aprire un cantiere di discussione su come vogliamo il futuro energetico e ambientale del Paese e sulle poche ma sostanziali iniziative che pubblico e privato dovrebbero a nostro avviso sostenere per raggiungerlo.

– A valle della discussione, scrivere un “manifesto verde” ed inviarlo subito al Governo Monti affinchè si cominci seriamente a legiferare a favore di un settore che può ancora segnare una rivoluzione industriale anche in Italia.

News del 14/11/2011
Ecco le prime idee per un Manifesto Verde:

– La nascita di una Green Bank per il finanziamento della micro generazione da fonti rinnovabili

– Piano di efficientamento energetico degli edifici pubblici italiani per il rilancio della ricerca e della competitività del settore fotovoltaico

– Un piano di sviluppo Paese incentrato sulle parole “Sole” e “Patrimonio culturale”

La associazione SOS Rinnovabili rilancia l’iniziativa sul proprio sito.

News del 15/11/2011

Un primo gruppo di lavoro sta mettendo insieme le idee che stanno pervenendo per definire una versione iniziale del MANIFESTO VERDE del Cantiere Rinnovabili.

 

novembre 16, 2011 at 4:18 pm Lascia un commento

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